Quando l’aragosta diventa un problema

Pubblicato il 4 marzo 2016

“Bellissimo film”, “Pessimo”, “Lo guarderei in continuazione”, “Non sono riuscito a finirlo”… Quante volte è capitato di avere questo genere di conversazione dopo un film. E’ proprio questa la bellezza del cinema, della varietà dei gusti personali e delle riflessioni che ognuno trae durante i titoli di coda.

Noi del Palladium proviamo a scegliere i titoli per la rassegna cinematografica “I Giovedì del Palladium”, cerchiamo di vagliare opere appartenenti a generi diversi con l’obbiettivo di andare incontro alle preferenze, giustamente differenti, del nostro pubblico. Nei due anni di rassegna ne abbiamo proposti 45. In alcuni casi il matching è facile, oseremmo dire scontato; con altri, consapevolmente, ci assumiamo una dose di rischio: primo fra tutti con la fantascienza. Quando si assiste a un film di fantascienza,innanzitutto, bisogna accettare l’inverosimiglianza della trama e di ciò che si andrà a vedere. L’attitudine più corretta è l’accettazione tacita della premessa del regista ad assistere a una distorsione della realtà.

Noi avevamo scelto come ottavo titolo “The lobster” (L’aragosta), tra l’altro vincitore del premio della giuria a Cannes 2015. Un film tutt’altro che facile, grottesco, asettico, sottilmente violento, spietato e arguto nell’ironia. Questo titolo ha suscitato ritrosia se non “proteste” in una parte del pubblico. Su venti titoli proposti riteniamo sia giusto sperimentare e quale migliore sede se non quella di un cineforum dove dare spazio a film di nicchia che in una programmazione ordinaria sono sistematicamente emarginati? Può piacere o non piacere, ma alla base di questi genere di film, secondo noi, c’è l’approccio dello spettatore, che è quello che realmente conta. Bisogna essere in grado, con un po’di sforzo, di accettare le assurdità e le distorsioni e non limitarsi a guardarli con un occhio cinico e realista. Forse non era un film per tutti, ma provate a pensare se fossimo in una società distopica, nella quale un leader imponesse a noi tutti cosa guardare seguendo unicamente e univocamente i suoi gusti personali…è fantascienza, lo sappiamo…ma provate a pensarci… Accettare il diverso, l’altro, l’assurdo è prova di grande elasticità mentale, un esercizio di astrazione e film così sono palestre cerebrali.

Per distopia s’intende previsione, descrizione o rappresentazione di uno stato di cose futuro, con cui, contrariamente all’utopia si prefigurano situazioni, sviluppi, assetti politico-sociali e tecnologici altamente negativi (equivale quindi a utopia negativa). Il prossimo appuntamento è con “Alaska”, un film drammatico con protagonista Elio Germano, uno dei migliori talenti del nostro cinema italiano; non è fantascienza, ma realtà.